E’ interessante riscontrare come risulti difficile per gli sceneggiatori riuscire a rappresentare la genialità o le particolari abilità di un determinato personaggio se non si possiedono informazioni certe su quello che realmente ha fatto o ha detto in certe circostanze. In queste situazioni vengono prese delle scorciatoie che fanno appello più alla cultura che alla genialità degli stessi sceneggiatori.
“Braveheart - Cuore Impavido” , film del 1995 diretto da Mel Gibson, che narra la storia, romanzata, del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace vissuto nella seconda metà dell'XI secolo e giustiziato nel 1305, contiene proprio un piccolo cameo di queste “scorciatoie”.
Prima della battaglia decisiva il nostro eroe deve poter infiammare i cuori dei suoi prodi guerrieri nonché dei trepidanti spettatori con un arringa degna del suo valore e della sua fama.
Ovviamente non è facile scrivere un simile discorso, non è facile a meno che a farlo non sia un grande scrittore, e allora perché non farlo fare al più grande ?
E così, magicamente, ecco saltar fuori una stupenda arringa più o meno simile a questa:
“Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente. E se viviamo, meno siamo, e più grande sarà la nostra parte di gloria. In nome di Dio, non desiderare un solo uomo di più. Anzi, fai pure a proclamare a tutto l'esercito che chi non si sente l'animo di battersi oggi, se ne vada a casa. Gli daremo il lasciapassare, e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio. Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte. Oggi è la festa dei santi Crispino e Cristiano. Colui che sopravviverà a quest'oggi e tornerà a casa, si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno. E si farà più alto al nome di Cristiano. Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia ogni anno alla vigila festeggerà dicendo "domani, è San Crispino!". Poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà "queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino". Da vecchi si dimentica, e come gli altri egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno! Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche, Enrico il Re, Bedford ed Extedet, Warrick e Talbot, Solsbury e Gloster, saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno. Questa storia, ogni brav'uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Cristiano non passerà mai! Da quest'oggi, fino alla fine del mondo! Senza che noi in esso non saremo menzionati.
Noi,pochi..
noi felici pochi...
noi manipolo di fratelli, poichè chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello...
E per quanto umile la sua condizione sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non trovarsi oggi qui, e menomati nella loro virilità, sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!”
Ma a quale giorno si riferisce ? In questo caso il giorno è il giorno di San Crispino, giorno della Battaglia di Agincourt (25 Ottobre 1415) tra l’esercito Francese e quello Inglese comandato e incitato alla lotta da Enrico V e non la Battaglia di Falkirk del 1298 che segno la fine della rivolta di Wallace.
Ed è proprio da l’Enrico V di William Shakespeare (il grande bardo) che è tratto questo famoso discorso di San Crispino, da cui, a onor del vero tutti attingono più meno e con le dovute modifiche per adattarlo a comando alla situazione e al secolo nel quale necessita inserirlo.
Da Wallace al Gladiatore, fino ad Alexander e Avatar… prima della battaglia, rizzate le orecchie, e ascoltate bene.